Q Magazine - Tears Of My Tracks
di Phil Sutcliffe
Fonte: Q Magazine, Marzo 1997
Traduzione dall'inglese a cura di Marco Petruzzelli.
Sto giacendo qui sul pavimento con le ferite e tutto il resto. Dico: "Non è come sembra, mamma, sto male, ho preso degli steroidi per la voce."
Tutto questo schifo esce dalla mia bocca.
Quindi rivolgo lo sguardo a mia madre e lei mi guarda, quindi io dico: "Mamma, sono un tossico, un eroinomane." E lei mi dice: "Lo so, amore""
È un lunedì sera ad Abbey Road. Dave Gahan si dice esausto. La giornata che ha avuto non è stata da poco per lui. Si è svegliato alle 6.00 del mattino. Suo figlio Jack, di 9 anni, ha trascorso il weekend con lui a Londra, ma sua madre, Joanne, prima moglie di Gahan, ha stabilito che sarebbe dovuto tornare a casa in Sussex per questa mattina.
A causa della dipendenza dall'eroina, questa è stata la prima volta che Jo ha permesso a Dave di vedere Jack da solo, da un paio d'anni. Da quando è pulito, si sono susseguite telefonate domenicali e incontri a tre in Sussex. C'è stato quindi un netto cambiamento.
"Non riuscivo a dormire stanotte, preoccupato di non potermi svegliare in tempo" - rivela Dave - "Joanne è assai rigorosa quando Jack deve tornare a casa".
Riesci a comprendere il suo punto di vista?
"Certo, ca**o. Ora ci riesco. Ero solito lamentarmi: Oh no, non mi lascerà vedere Jack. Ma quei tempi era una me**a. Non mi era possibile."
Ora lui può: affrontando la vita fino all'ultimo residuo del dolore, ha sofferto e fatto soffrire quelli che lo amano. Con esitazione, con quel candore di un tossicodipendente in cerca di aiuto, per il quale è venuto il momento di non nascondersi più al fine di descrivere la sua disgrazia personale, lui comincia a raccontare la sua storia.
Perché hai cominciato ad assumere eroina?
È una domanda da un milione di dollari. Beh, non è un mistero che abbia bevuto e preso droghe per lungo tempo. Forse da quando avevo...(riflette) 12 anni. Mi buttavo giù un po' di fenobarbitoni di mamma, di tanto in tanto. Hascisc. Anfetamine. La coca venne dopo, l'alcol era sempre lì, a far compagnia alle droghe. Dopo, tutto ad un tratto, ho scoperto l'eroina, e mentirei se dicessi che non mi facesse sentire...bene...come non mi ero mai sentito prima, sentivo di appartenere realmete a qualcosa.
A cosa?
Non ne ho idea. Sentivo che nulla mi avrebbe fatto del male, che ero invincibile. Quella era l'euforia. Ma aveva breve durata.
Stai in sostanza insinuando di essere stato il responsabile del tuo cambiameto, dal genuino ragazzo di Basildon in...
Un mostro. E fu così. Avvenne nel corso del Violation Tour. Mancavano un po' di cose essenziali: un "socio" nel fare tutto quello che comportava l'essere una rockstar - che poi si rivelò essere Theresa, la mia seconda moglie - e...la droga. Volevo condurre uno stile di vita scelto da me, senza essere giudicato.
La tua seconda moglie era la persona che non ti avrebbe giudicato?
Sì, perché lei si univa a me. Infatti, lei mi fece conoscere...(un attimo di esitazione)...non è che mi fece prendere l'eroina, ma mi dava l'opportunità di provarla ancora. In realtà me la sarei spassata ugualmente anche se fossi tornato a Basildon.
Ti sei mai iniettato qualcosa quando eri ragazzo?
No. Ma quado mi iniettai droga per la prima volta, volevo sentirmi sempre come in quel momento....cosa che in realtà non è possibile. Dopo pochi mesi, ero sempre a tentare di inseguire quel momento, senza mai riuscrici. Stavo solo conducendo una vita molto triste. Secondo quanto avevo previsto, avrei cominciato a star male. Di giorno, poi nel pomeriggio, poi di nuovo la sera. Avevo bisogno della mia maledetta iniezione.
Andrew Fletcher e Martin Gore affrontarono le loro crisi nel corso del tour di Songs Of Faith And Devotion. Cosa invece ha spinto te oltre il limite?
Dopo la fine del tour, trascorsi un po' di mesi a Londra e lì la mia situazione sfuggì completamente da ogni controllo. Infatti, Theresa decise di volere un bambino e io le dissi, Theresa, guarda, siamo drogati. Non prendiamoci in giro, quando sei drogato, non puoi far nulla, nemmeno fare sesso...nulla. Tutte queste funzioni sono compromesse. Ti trovi in un corpo svuotato, in un involucro. Ma lei non volle capirlo.
Non vivevi a Los Angeles la maggior parte del tempo?
Già, ed ero nella me**a lì e non sapevo se sarei mai stato capace di uscirne. Ero così fo****amente paranoico, portavo una P-38 che mi accompagnava tutto il tempo. Andando in centro a prendere la roba, quelli in cui mi imbattevo erano tipi tosti, criminali che sedendo ad un tavolo posavano le pistole di fronte a loro. Avevo paura di tutto e di tutti. Preferivo aspettare sino alle 4.00 del mattino prima di controllare la cassetta della posta e poi uscivo dal cancello con la pistola infilata nel retro dei pantaloni. Pensavo che fossero venuti a prendermi. Chiunque essi fossero.
Fu quello il momento in cui pensai di farla finita. Mi facevo di speedball fino a raggiungere il paradiso. Volevo sparire. Fermarmi. Finire di essere me stesso, di vivere in questo corpo. La mia pelle, era avvizzita, io odiavo così tanto me quello che avevo fatto a me stesso e a tutti quelli che mi circondavano.
Da quando la tua prima moglie ti ha impedito di vedere tuo figlio?
Di solito, quando lui veniva a trovarmi, io avrei potuto fermarmi e tenere tutto sotto controllo. Ma arrivai a un punto che stavo così male che telefonai a mia madre in Inghilterra e le dissi: "Mamma, Jack sarà qui tra un paio di giorni e ho una terribile influenza. Non posso farcela da solo, puoi venire qui?" Mentivo. C'erano un sacco di menzogne.
Lei venne a casa mia e cercai di fare il mio dovere - svegliarmi la mattina, preparare a Jack le uova a colazione, provai insomma a fare il padre. Ma mi stavo prendendo in giro. Stavo ingannando mio figlio e anche mia madre. Lo sapevo.
Una notte, dopo aver messo Jack a letto e mentre mia madre dormiva, ho tirato fuoi tutta la mia roba e sono crollato in soggiorno. Ho perso conoscenza, ero andato in overdose. Quando mi svegliai, ero steso sul mio letto. Era giorno e sentii delle voci provenire dalla cucina. Pensai "Me**a, ho lasciato la mia spazzatura in giro."
Mi alzai in preda al panico, corsi giù in soggiorno, e tutto era sparito. Così corsi in cucina, e mia madre e Jack sedevano lì, al che io dissi: "Che hai fatto della ia roba, mamma?" Lei disse: "L'ho buttata nella spazzatura là fuori". Corsi fuori e trascinai dentro sei sacchi di immondizia. Se tu provi a immaginare questa follia, io sono con mio figlio e mia madre - che, per quanto ne sapessi, non erano a conoscenza di nulla su quanto mi stava accadendo - e io portai dentro sei sacchi di spazzatura, cinque dei quali erano dei miei vicini, e li svuotai sul pavimento della cucina. Mi inginocchiai a frugare tra la spazzatura degli altri, finché trovai quello di cui avevo bisogno.
Poi mi chiusi in bagno. Poco dopo, bussarono alla porta. Questa si spalancò, e c'erano mio figlio e mia madre e io a giacere sul pavimento con le ferite aperte e tutto il resto. Dissi "Non è come sembra, mamma, sto male, ho preso degli steroidi per la voce..." Tutto questo schifo esce dalla mia bocca. Quindi rivolgo lo sguardo a mia madre, quindi le dico: "Mamma, sono un tossico, sono un eroinomane". E lei mi dice: "Lo so, amore."
Jack mi prese la mano, mi portò nella sua stanzetta e mi fece accucciare a terra accanto a lui, dicendomi: "Papà, non voglio più che tu stia male." (Gahan manda giù questo con difficoltà e continua) Io gli dissi: "Anch'io non voglio più star male." Lui: "Devi andare da un dottore", ed io: "Sì".
Comunque, credo che mia madre abbia poi telefonato a Joanne. Lei venne a riprendersi Jack, e quella fu l'ultima volta dopo la quale non li rividi per lungo tempo. Mia madre rimase per un po' finché non mi calmai. Mi disse: "Non vogliamo che tu muoia". Ma quello non riuscì a fermarmi, non bastò.
Non hai provato a smettere a quel punto?
Ho provato, qualche settimana più tardi, ho trascorso Natale (1994) con Theresa e ho cercato di uscirne fuori da solo. Per una settimana restai sdraiato sul divano come uno zombie. Poi chiamai Theresa e le dissi: "Ho bisogno di aiuto." E così andai a disintossicarmi per la prima volta.
Quando uscii, Theresa venne a trovarmi. Pranzammo insieme e lei mi disse: "Non smetterò mai di bere o di farmi solo perché lo farai tu. Io faccio tutto quello che io voglio." Theresa non era solita farsi come me, regolarmente. Ma in clinica di disintossicazione dissero che se uno di noi non ne fosse uscito, sarebbe stato impossibile per l'altro. A quel punto, sapevo che la nostra relazione sarebbe finita se io avessi avuto opportunità di uscirne. Pensavo che ci amassimo. Ora penso che quell'amore fosse quasi a senso unico.
In realtà, lei mi lasciò presto per vivere la sua vita, come avrebbe voluto. Era solita dirmi: "È un problema che riguarda te, Dave - se solo sapessi amarti." Beh, siamo tornati al punto di partenza, perché mi sta facendo causa per una ridicola somma di denaro, dicendo che io sono responsabile per la sua vita.
Dopo che lei se ne andò, rimasi pulito per poco tempo, ma scivolai nelle mie vecchie abitudini e tornai in un'altra clinica nell'Agosto del 1995.
Cosa accadde?
Quando stai abusando sino al punto che c'è un gran caos che ti circonda, le persone che tu credi tuoi amici ma che forse non lo sono. Il mio piccolo mondo, il mondo di Dave, stava totalmente crollando.
Alloggiai al Sunset Marquis come al solito. Non volevo vivere a casa perché era troppo grande e vuota. Quando tornai a casa mia per prendere alcuni vestiti, vidi che era stata svaligiata - le mie due Harley Davidson, lo studio, i demo di poche canzoni che avevo scritto, lo stereo, tutto, persino i coltelli da cucina. C'erano cancelli metallici che si aprivano con un sistema elettronico e la casa aveva un codice del sistema d'allarme che quelli si erano persino preoccupati di reimpostare, sapendo che io ero fuori a disintossicarmi (in Arizona, ndT). Pensai, non posso crederci, è la mia fo**uta vita.
Come hai reagito allora?
Tornai al Sunset Marquis. Telefonai a mia madre, e venni a sapere che Theresa le aveva detto che non avevo seguito alcuna riabilitazione, e che non avevo neanche provato ad uscirne come promesso - e io invece cercavo di farlo, stavo facendo il mio meglio. Subito mi feci una dose e bevvi molto vino, poi presi una manciata di pillole. Andai in bagno e mi tagliai le vene. Ah, c'era un'amica con me.
Un bisogno d'aiuto?
Sì. Ora riesco a capirlo. Volevo qualcuno che fosse lì ad aiutarmi, ma non sapevo come chiedere questo aiuto. E sai perché? Perché io pensavo che io potessi fare tutto da solo. La più grande delusione fu capire che io non potevo farlo. Avevo avuto successo e non ero pronto ad ammettere di essere debole con quelle fo**ute droghe e con l'alcol. E lo ero. E lo sono ancora. E lo sarò ogni giorno della mia vita. Ora, dov'ero rimasto?
Il tuo tentato suicidio.
Già. Infatti ora ricordo, ero nel mezzo di una telefonata a mia madre e le dissi di restare in linea, che sarei tornato subito, andai in bagno e mi tagliai le vene, mi fasciai con degli asciugamani e tornai al telefono e dissi: "Mamma, devo andare, ti voglio tanto bene." Dopo mi misi a sedere con la mia amica e feci finta di star bene come se nulla stesse accadendo. Stesi le mie braccia sui fianchi e potevo sentirle sanguinare, fino a non sentirle più. Lei non capì cosa stava realmente accadendo finché non notò la pozza di sangue che si stava formando sul pavimento.
Quando mi svegliai, ero in un reparto psichiatrico, in questa cella imbottita. Per un minuto ho pensato di essere in cielo, se mai il cielo esiste. Dopo lo psichiatra mi informò che avevo commesso un reato secondo la legge locale tentando di togliermi la vita. Succede solo nella fo**uta Los Angeles, eh?
Fui chiuso lì per un po', ma presto ero fuori e tornai alle mie vecchie abitudini. Mi disintossicavo per un po', poi tornavo a drogarmi. Ogni volta avevo bisogno di qualcosa in più, e lo volevo alla svelta - non ne avevo mai abbastanza. Dovevo continuare finché non crollavo. Quello era il mio problema, e il problema di ogni tossico. Non sai quando fermarti. Io non sapevo quando fermarmi.
Questo fu il motivo per cui, quando andasti a New York per registrare le parti vocali di Ultra, riuscivi cantare a malapena una nota?
L'unica parte vocale sull'album che ho registrato agli Electric Lady di NY - l'unica che eseguii in modo davvero soddisfacente - fu 'Sister Of Night'. Ora riesco a sentire quanta paura provavo. Sono contento del fatto che quella canzone sia lì a ricordarmelo. Mi accorgevo del dolore che stavo causando a tutti gli altri.
Cosa hai fatto dopo aver incontrato la band a New York quando loro ti chiesero di uscirne?
Presi un volo per L.A., tornai al Sunset Marquis, e subito mi feci una gran dose, completamente fuori controllo. Da allora mi buttavo giù una mistura di eroina e coca perché nessuna delle due faceva più quell'effetto da sola. Era una marca particolarmente di eroina particolarmente forte, chiamata Red Rum, che ha ucciso un gran numero di persone in tempi recenti. Pensavo richiamasse l'idea di un cavallo da corsa, finché qualcuno mi fece notare che al contrario si legge "murder" (assassino, ndT).
C'era qualcosa di strano quella notte, quella del 28 Maggio 1996. Ricordo di aver detto al tipo con cui ero: "Non riempirla troppo. Non metterci troppa coca." Sentivo che c'era qualcosa che non andava. Mi risvegliai in ospedale sentendo uno dei paramedici dire: "Penso che l'abbiamo perso." Io balzai mettendomi seduto e dissi: "No che non mi avete perso, ca**o!" Avevo avuto un arresto cardiaco, il mio cuore si era fermato per due minuti. Ero morto, in sostanza.
Poco più tardi, un investigatore di polizia lesse i miei diritti e fui arrestato per possesso di cocaina e aghi. Mi ammanettarono a un carrello. Dall'ospedale, essi mi condussero dritto nella prigione locale, dove restai un po' di notti, in una cella con altri sette criminali. Un'altra esperienza spaventosa. Ma non abbastanza spaventosa per convincermi a smettere.
Non appena fui scarcerato con un pagamento di cauzione, presi quello di cui avevo bisogno, tornai al Marquis e così continuò per un altro po' di giorni. Fino a quando improvvisamente cominciai a pensare: "Che ca**o sto facendo? Sono morto!" Tornai nella casa che avevo affittato a Santa Moniica e, sedendomi sul divano, capii che non stavo andando da nessuna parte...ho pensato che sarei morto. Quando mi alzai, di botto, non provavo assolutamente niente.